I FILTRI NEBULARI
A cura di Mirko Capuano
INTRODUZIONE:
Oramai una battaglia che l'astrofilo sta combattendo da molti anni a questa parte è l'inquinamento luminoso. Molti osservatori sanno benissimo quanto è importante osservare con un cielo limpido e con un buon seeing. Questo fenomeno è anche conosciutissimo fra gli osservatori di cielo profondo, insieme di oggetti celesti che richiedono esclusivamente un bel cielo per essere osservati nel pieno della loro bellezza.
Particolari oggetti deep-sky sono
particolarmente sensibili all'inquinamento luminoso: le nebulose. E' chiaro che con un telescopio da
10cm nel pieno centro di Milano non si può pretendere di osservare nebulose di dodicesima magnitudine!
Per ovviare in parte a questo (grave) inconveniente,
alcuni costruttori hanno costruito dei particolari filtri: i filtri
nebulari. Questi vengono anche chiamati LPR , acronimo per Light
Pollution Reducer, in italiano "riduttore di inquinamento
luminoso".
E' infatti questa la funzione del filtro nebulare, cioè cercare di "fermare" le lunghezze d'onda indesiderate (quelle proprie dell'inquinamento luminoso, ossia quelle del Na e Hg dell'illuminazione pubblica) e lasciar passare le lunghezze d'onda di oggetti nebulari, siano essi fatti da idrogeno ionizzato (H-alfa), idrogeno doppiamente ionizzato (H-beta), che da ossigeno ionizzato tre volte (O-III).
Le nebulose ad emissione ed a riflessione emettono le loro lunghezze d'onda generalmente intorno ai 490nm (H-alfa) e 650nm (H-beta). Bisogna fare invece eccezione per le nebulose planetarie, le quali essendo fatte esclusivamente da O-III emettono luce in un punto caratteristico dello spettro visibile, 502nm.
PIU' TIPI DI FILTRI LPR:
Esistono più tipi di filtri nebulari, in linea generale 3:
Il filtro Broadband è un filtro nebulare piuttosto
generalizzato, che però da il proprio meglio nelle regioni di Idrogeno alfa e
idrogeno beta. Anche le lunghezze d'onda O-III vengono lasciate passare, anche
se per quelle c'è l'apposito filtro, molto selettivo.
Il grafico di trasmissione si riferisce ad un filtro Meade 4000 Broadband
e si può notare ancora una buona trasmissione complessiva, che lo rende
adatto anche ai diametri più piccoli. Altri esempi sono l'Orion Skyglow, Baader
UHC-S, Astronomik UHC-E.

Un filtro narrowband, o a banda stretta,
è più selettivo del primo. Ne consegue che gli effetti del filtro sono più
marcati, ma l'immagine risulta più scura. Dovete entrare nel ragionamento che,
tagliando più o meno una certa lunghezza d'onda, significa sottrarre
informazione che arriva all'occhio o al sensore CCD. Più aumenta la
selettività del filtro, che conosce il suo massimo per i filtro O3 o H-Alfa,
più aumenta il contrasto dell'oggetto osservato, ma l'immagine sarà
inevitabilmente più scura. Per questo si consigliano su diametri più spinti.
Alcuni esempi sono l'Orion Ultrablock (già il nome..), Astronomik UHC.

L'O-III è un filtro espressamente studiato per osservare nebulose planetarie (M27,M57), che come detto sopra, emettono ad una caratteristica lunghezza d'onda di 502nm. Un O3 perfetto dovrebbe bloccare tutto eccetto i 502nm, ed è infatti ciò che fanno la maggior parte degli O3 sul mercato. Essendo tremendamente selettivi, si consiglia l'uso solo su telescopi da 20cm in poi. Su diametri inferiori, l'immagine risulterà troppo scura.

Un inconveniente di un filtro nebulare può essere quello di introdurre colorazioni spurie su soggetti stellari. Questo lo noto col mio Orion Skyglow, mentre pare che altri filtri non introducano effetti di questo tipo.