LA FATIDICA SCELTA

DEL PRIMO TELESCOPIO

A cura di Mirko Capuano

INTRODUZIONE

Quanti di voi vorrebbero comprare un telescopio per ammirare le meraviglie celesti? Credo in molti, ma sono anche convinto che in pochi hanno in realtà le idee chiare su cosa acquistare. Meglio rifrattore o riflettore? O forse è meglio un Maksutov? Queste sono solo alcune delle domande a cui inevitabilmente si va incontro prima dell'acquisto del proprio strumento di osservazione. Come non capirvi...

In queste pagine cercherò di fare un po' di chiarezza, se non altro per indirizzarvi verso la scelta giusta.

VARI TIPI DI TELESCOPIO

Esistono diverse tipologie di telescopi, ognuna con i suoi pro e i suoi contro. E' importante sempre premettere questo, perchè, per quanto se ne discuta, non esiste il telescopio perfetto, ma il miglior compromesso secondo le proprie esigenze.
Fra le varie differenze ci sono ad esempio quelle ottiche.

La prima tipologia di telescopio che mi viene in mente è il rifrattore. In questo strumento c'è una coppia di lenti posta frontalmente che raccoglie la luce e la mette a fuoco tot mm più indietro, a seconda della focale del telescopio. Si utilizza una coppia di lenti, anzichè una, in quanto una singola lente si comporterebbe alla stregua di un prisma, scomponendo la luce nelle sue singole componenti. Il risultato in visuale sarebbe una stella circondata da un arcobaleno, come il cannocchiale di Galileo!
Per tale motivo la seconda lente ha un indice di rifrazione diverso dalla prima -i 2 vetri hanno proprietà ottico-fisiche differenti- e cerca di correggere, per quanto possibile, l'aberrazione cromatica introdotta dalla prima. Dico "per quanto è possibile" perchè, nell'economia del made in China, atta a soddisfare volumi produttivi e costi ridotti, spesse volte non accade. Specialmente per quei rifrattori con rapporto F/ (focale diviso diametro) molto basso, che erroneamente vengono detti "luminosi", l'aberrazione cromatica è una realtà di fatto. Oltretutto, a parità di rapporto F/, l'aberrazione cromatica cresce linearmente col diametro dell'obbiettivo, e questa foto testimonia cosa succede con un rifrattore 150mm F/5 quando si osserva la Luna. La foto è di Rick Deckard, e si può notare che il bordo lunare è praticamente verde, mentre il resto è immerso in una vaga livrèa verde-violetto, che compromette l'osservazione dei dettagli più fini. Esistono dei filtri detti fringe killer, che risolvono solo in parte in parte il problema (magari bastasse solo un filtro). Naturalmente lo stesso rifrattore, aperto però F/8 ha un'immagine sicuramente più pulita, ma non ancora esente da cromatismo.
Il rifrattore apocromatico (o semplicemente APO) è quello che, per definizione, riesce a mettere a fuoco tutte le componenti luminose (l'acromatico solo 2) usando più lenti oppure vetri a scarsa dispersione (ED) ma i costi risultano elevati -fino a 3 volte a parità di diametro per il tubo ottico-, impegnativi per aperture sopra i 100mm. Proporzionali al prezzo le prestazioni...
Nei rifrattori la luca attraversa una sola volta il tubo e per tale motivo sono scarsamente sensibili al cattivo seeing, o se volete, sono quelli che danno le immagini più definite e ferme. Chi usa un rifrattore sà di cosa parlo!

L'antagonista per eccellenza è il riflettore newtoniano. Presenta uno specchio primario parabolico sul fondo del tubo ed uno secondario ellittico piano, che devia la luce di 90°, così che il focheggiatore è posto lateralmente. Il problema è che il secondario occulta parte dello specchio primario e inevitabilmente fa scendere il contrasto, problema che nel rifrattore non c'è (adesso capite perchè consigliano il rifrattore per le osservazioni planetarie?). Tutto ciò prende nome di ostruzione ed è il rapporto fra il diametro del primario e l'asse maggiore del secondario e si può esprimere in forma del tipo "0.25" oppure 25%. L'ostruzione cresce al diminuire del rapporto F/ per inevitabili ragioni tecniche dovute alla lavorazione del primario, così è ben probabile che un newton F/5 sia ostruito 0.33, mentre uno F/8 è ostruito 0.22, proprio come constatato di persona sui telescopi in mio possesso. Ne consegue che, per applicazioni visuali, è preferibile avere uno strumento ostruito il meno possibile, mentre per ragioni fotografiche è consigliabile uno che abbia il rapporto F/ più basso! Infatti, i tempi di posa vanno al quadrato del rapporto F/, sicchè esiste concreta differenza fra un F8 e un F5, perchè il primo richiede ad es. 60min di posa, mentre il secondo solo 25. Basso costo in relazione al diametro rendono il newton interessante, valido anche sui pianeti, anche se non nasce per questo. I newton, specie quelli con rapporto F/ basso, richiedono una collimazione precisa e talvolta noiosa.

Il terzo schema ottico preso in considerazione usa sempre specchi, ma si chiama catadiottrico. Nella figura è rappresentato una tipica configurazione Cassegrain, con il primario a forma di "ciambella" e il secondario che altro non è che una porzione alluminata della lastra correttrice anteriore. Esistono vari tipi di correttore (Schimdt, Maksutov) da cui i relativi nomi (Schmidt-Cassegrain o SC, Maksutov-Cassegrain o Mak). Il vantaggio del Cassegrain è la trasportabilità: un tubo lungo fisicamente 40cm ha una focale anche di 2 metri (vedi C8), dovuto soprattutto al potere d'ingrandimento del secondario: potete immaginarlo come uno specchio-lente d'ingrandimento. Ottimi visualmente, sono penalizzati da una buona ostruzione e da rapporti F/ talvolta notevoli, non ideali per la fotografia a fuoco diretto. Si può usare l'apposito riduttore di focale @ F/6.3 ma vignetta il campo fotografico e non è la stessa cosa che usare un telescopio aperto di suo a F/6.3. Alcuni Mak si spingono anche a F/15! Costi altini. I Mak hanno "vocazione" planetaria, mentre gli SC sono spesso considerati strumenti "tuttofare". In virtù del tubo chiuso, questi telescopi impiegano tempo per acclimatarsi e con serate umide il correttore anteriore tende ad appannarsi. Collimazione facile, molto sensibili al cattivo seeing per il fatto che la luce attraversa 3 volte il tubo ottico (vedi disegno).

 

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