TELESCOPI E RISOLUZIONE

a cura di Mirko Capuano


INTRODUZIONE

Cosa si intende per risoluzione e quali sono le differenze col potere risolutivo? Risoluzione e potere risolutivo sono due modi differenti per esprimere lo stesso concetto, o meglio la stessa capacità, quella dell'ottica (astronomica o fotografica che sia), di mostrare come separati due oggetti molto vicini. Si pensi a una stella doppia. La risoluzione, in ambito astronomico, viene comunemente espressa in arcsec.

La risoluzione è uno dei più importanti fattori che determinano la qualità di un'ottica, in ambito astronomico, ed è seconda solo, forse, all'apertura. Per lo meno se ci limitiamo all'ambito visuale. In fotografia è invece il primo parametro da considerare: risoluzione al centro, ai bordi, e aggiungo io...distorsione e vignettatura. In fotografia la risoluzione è senza dubbio la prima cosa che segna la differenza fra un'ottica di qualità medio-bassa ed un'altra professionale.

PARTIAMO DAI FATTI...

Fino ad oggi siamo stati abituati ad esprimere il potere risolutivo di un telescopio, utilizzando la cosiddetta formula di Dawes, che in pratica ci dice che il potere risolutivo (in arcsec) è uguale a al diametro dell'ottica diviso 120. Ad esempio, un'ottica da 120mm di apertura dovrebbe avere un potere risolutivo pari esattamente ad 1", una da 240 0,5" e così via...

Va detto che la formula di Dawes, spesso citata e criticata in queste pagine, si tratta di un'approssimazione. Proviamo a vedere perchè è così e quali sono realmente le variabili che, partendo dalla formula di Dawes, condizionano la risoluzione della nostra ottica. Possiamo elencarle, ma calcolare l'esatto contributo di ognuna di queste nel conto complessivo è compito di chi si occupa di fisica ottica e progetta obiettivi...

LE VARIABILI IN GIOCO

Proviamo a fare un elenco.

In tutto questo non dobbiamo dimenticare che il fattore che limita tutte le nostre attività da astrofili è....il cielo. E fra noi e le stelle ci separa (anche) la nostra atmosfera, costituita da masse di aria in continuo movimento che limitano il potere risolutivo di un'ottica anche eccellente. In linea di massima si preferisce andare in alta montagna dove lo strato atmosferico è più sottile. In tal modo avremo una migliore trasparenza e maggiore probabilità di avere un seeing favorevole. Ma anche questo è un discorso statistico difficilmente verificabile. Molti imagers planetari sanno benissimo il "vecchio trucco", ossia che la città è un sito particolarmente favorevole all'hi-res.

Il potere risolutivo medio offerto dal nostro cielo, stando alle stime di diversi Autori, si attesta attorno a 0,6 arcsec. Secondo questo assunto, non avrebbe senso usare un'ottica che supera i 200mm (considerando che 0,6 arcsec sono riferiti ad un'ottica da 200mm, calcolati alla buona con la formula di Dawes..). Questo ai fini della risoluzione è vero. Disponendo di un telescopio di apertura maggiore, si dispone anche -sulla carta- di un maggior potere risolutivo, ma a cosa serve avere uno strumento che arriva a 0,3-0,4 arcsec teorici di suo, quando il cielo, nelle migliori delle ipotesi ci limita a 0,6? Naturalmente questo discorso è valido in alta risoluzione, visuale o fotografico che sia, ma cade completamente (anche per un fattore emozionale!) quando si contempla, godendo, una nebulosa con un "inutile" dobson da 60cm con un oculare grandandolo da 800€, dove naturalmente le grosse prestazioni, in termini di raccolta luce dell'ottica, fanno passare in secondo piano, rispetto all'apertura, il discorso della risoluzione. Questo per lo meno nell'astronomia visuale.

Questo è quanto, vi ringrazio per essere arrivati a leggere fin qui, e spero che abbiate le idee, almeno in parte, più chiare!